LE COLONNE DI PIAZZETTA SAN MARCO

A Venezia centro storico, in Piazzetta San Marco, si ergono due colonne in marmo e granito rosa e grigio che sembrano simboleggiare la porta della maestosa Piazza. Alla base delle colonne sono scolpiti i Mestieri e sopra i capitelli – in tipico stile veneto-bizantino – sono presenti le statue del Leone alato, simbolo della Serenissima e di San Teodoro, primo santo protettore della città , raffigurato nell’atto di uccidere il drago

C’ è un curioso episodio tra la storia e la leggenda che fa risalire addirittura al 1172 la prima casa da gioco pubblica  o meglio piazza da gioco della Repubblica Serenissima

Nelle cronache troviamo che fu Nicola Staratonio – soprannominato Barattiero – il primo a tenere un banco dove si poteva liberamente giocare a dadi e a carte, posto tra le due colonne della Piazzetta di San Marco, beneficio che gli fu concesso eccezionalmente dalla Serenissima perchè riuscì ad innalzare le due enormi splendide colonne di Marco e Todaro. Nella seconda metà del XII secolo, i veneziani, dopo l’ ennesimo scontro in Oriente, rientrarono in Laguna con tre colonne come bottino di guerra che furono trasportate da Costantinopoli. Durante lo sbarco però una colonna cadde malauguratamente in acqua  (nel 1517 ed ancora nel 1809 si diede opera nel ricercarla, ma senza effetto) e non fu più possibile recuperarla, mentre le altre due rimasero a terra per anni perchè nessuno sapeva come metterle in piedi. 

Solo nel 1172, l’Arch Nicola Staratonio – appunto – ingegnoso costruttore del primo ponte di Rialto in legno, riuscì a trovare il modo di sollevare le due colonne; le fece legare con grosse corde bagnate che asciugandosi si tendevano, tirandole verso l’alto, anche se di pochi centimetri, quindi sotto le colonne venivano inseriti mano a mano dei sacchi di sabbia, per poi bagnare nuovamente le corde fino a innalzamento concluso

È noto che in passato — nella zona tra le due colonne — avvenissero esecuzioni capitali, tanto che tutt’oggi, per superstizione, i veneziani cercano di evitare di attraversare quello spiazzo.

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